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Isola dei teatri

31° Festival Internazionale del Teatro Di Ricerca

dal 3 al 19 Ottobre 2026

Il Festival Internazionale di Teatro di Ricerca “Isola dei Teatri”, in scena a Sassari dal 3 al 19 ottobre con oltre 28 attività fra spettacoli, visite guidate a musei, siti archeologici e naturalistici e al centro storico della Città di Sassari, è giunto nel 2026 alla sua 31a edizione.

Come ogni anno, il programma del festival vede la partecipazione di compagnie provenienti da tutto il mondo, italiane e sarde. Il Teatro S’Arza ha avviato una serie di coproduzioni internazionali con il gruppo Slovoto della Macedonia del Nord e la Școala Populară de Arte și Meserii di Râmnicu Vâlcea dalla Romania che si concretizzeranno proprio durante il Festival. Il background di questi studi affonda le proprie radici nelle opere e nelle tradizioni di importanti artisti e culture, dal mondo delle fiabe sarde e balcaniche alla mitologia popolare sarda, incarnata nel racconto autobiografico Cosima di Grazia Deledda. Quest’ultima opera viene messa in scena nell’ambito del progetto di coproduzione, in occasione del centenario del conferimento del Premio Nobel alla scrittrice nuorese, attraverso un percorso di ricerca e sperimentazione che si confronta con le tradizioni macedone e romena.
Anche quest’anno le collaborazioni con scuole e istituzioni di tutta Europa produrrà workshop pedagogici internazionali con formatori di primissimo livello rivolti a professionisti del settore e a giovani studenti. I gruppi artistici coinvolti dell’edizione del 2026 sono il Teatro Jordan H. Dzinot e il Teatro Slovoto della Macedonia del Nord, Teatru Roabă de Cultura e la Școala Populară de Arte și Meserii di Râmnicu Vâlcea dalla Romania.
Allo scopo di far conoscere all’estero la realtà culturale isolana e nazionale partecipano al festival gruppi sardi e altri provenienti dalla penisola. Come Teatro il Mutamento di Torino, il Teatro Immagini di Rieti, il Teatro Zeta dell’Aquila, il Teatro Le Giravolte di Aradeo (LE), Il Crogiuolo e Theandric Teatrononviolento di Cagliari, la Compagnia Garcia Lorca di Nuoro, Tragodia di Mogoro, Circo Maccus di Quartucciu, Fueddu e Gestu di Villasor, La Bottega dei teatranti di Porto Torres, Teatro Instabile di Paulilatino. La programmazione comprenderà spettacoli rivolti al pubblico adulto e proposte dedicate alle famiglie, con una varietà di linguaggi e contenuti capace di coinvolgere spettatori di diverse età.
La programmazione prevede visite guidate alla scoperta del territorio di Sassari e degustazioni di prodotti enogastronomici locali, finalizzate alla valorizzazione delle eccellenze del Comune e della Regione.

Il direttore artistico
Romano Foddai

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“Coefore”

L’Orestea di Eschilo, rappresentata ad Atene nel Teatro di Dioniso, è considerata il suo capolavoro<br /> ed è l’unica trilogia greca giunta fino a noi integralmente. Le Coefore, seconda parte dell’opera tra<br /> Agamennone e Le Eumenidi, possono essere riassunte nella frase «I morti uccidono i vivi», pronunciata<br /> per annunciare la morte di Egisto.<br /> Dopo l’assassinio di Agamennone da parte di Clitennestra, Oreste vive in esilio, mentre la sorella Elettra<br /> è trattata come una schiava. Un sogno induce la regina a offrire libagioni alla tomba del marito per<br /> placarne l’ira: da qui il titolo Coefore, «donne che versano le libagioni». Come nell’Agamennone, anche<br /> qui Clitennestra tenta di controllare gli eventi e il volere degli dèi, ma la sua azione conduce alla propria<br /> rovina: Oreste ritorna e uccide la madre, ristabilendo l’ordine infranto. Chi non riconosce il limite<br /> imposto dagli dèi all’azione umana è destinato alla distruzione.<br /> Con questo omicidio termina la maledizione della casa degli Atridi. Nelle Eumenidi, Apollo difende Oreste<br /> dalla furia delle Erinni e, nel giudizio dell’Areopago, egli viene riconosciuto innocente del sangue materno<br /> versato.<br /> Nella rielaborazione del Teatro S’Arza, la vicenda assume un significato simbolico: ciascuno porta dentro<br /> di sé le figure del padre e della madre e, talvolta, il superamento di conflitti irrisolti e l’affermazione della<br /> propria individualità passano attraverso la loro simbolica “uccisione”. È da questo atto di separazione che<br /> può iniziare un processo di guarigione.

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